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NEVER TRUST A PRETTY FACE

francesca moio

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November 05

comunicazione efficace

La prima, elementare, definizione di comunicazione è "trasferimento di informazioni da un emittente ad un ricevente a mezzo di messaggi".
Questa definizione è formalizzata nel 1949 da Shannon a Wear, due scienziati americani che lavorano ai laboratori Bell e si occupano di circuiti telefonici.
Appare evidente che questo modello non tiene conto di molte variabili, che sono essenziali per comprendere perché, come, con quale efficacia avviene il processo di comunicazione. Ad esempio:
? L'emittente chi è, che cultura ha, che scopi ha?
? Il ricevente chi è, che cultura ha, che cosa si attende dall'emittente, che "immagine" ha di lui?
? L'ambiente in cui avviene la comunicazione di che tipo è? E' partecipe o neutrale? I valori, le attese, gli atteggiamenti di chi è "intorno", quali sono e come influiscono nel modificare, distorcere, ridurre ed evidenziare i contenuti della comunicazione?

Sono tutti quesiti che rimandano a precisi campi di studio ed analisi.
A questo proposito una particolare attenzione deve essere dedicata al problema di accettarsi di conoscere la cultura del ricevente. Infatti, accade meno infrequentemente di quanto si creda che il comunicatore (emittente) sviluppi un processo di comunicazione nella convinzione di essere compreso dal ricevente (destinatario), mentre il messaggio viene da quest'ultimo non compreso o completamente distorto, dando luogo a fraintendimenti disastrosi, per cui il bianco diventa nero e viceversa.
Il problema di farsi capire, quindi, non è semplicemente un problema di codice linguistico (se uno mi parla in cinese o in giapponese, lingue che io ignoro, non lo capirò mai): è anche un problema di codice culturale.

Domanda: quante volte ciascuno di noi ha usato parole, concetti, locuzioni, che molto probabilmente il nostro interlocutore non ha compreso?

C'è una proprietà del comportamento che difficilmente potrebbe essere più fondamentale e, proprio perché troppo ovvia, viene spesso trascurata: il comportamento non ha un suo opposto. In altre parole non esiste qualcosa che sia "non comportamento" o, per dirla ancora più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento. Ora, se si accetta che l'intero comportamento, in una situazione di interazione, (tra persone, esseri viventi, ecc.) abbia valore di messaggio, vale a dire è comunicazione, né consegue che, comunque ci si sforzi, non si può non comunicare.
L'attività o l'inattività, le parole o il silenzio, hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e, in tal modo, comunicano anche loro.
Dovrebbe essere ben chiaro che il semplice fatto che non si parli o che non ci si presti attenzione reciproca non costituisce eccezione a quanto è stato asserito. L'uomo che guarda fisso davanti a sé mentre fa colazione in una tavola calda affollata o il passeggero di un aereo che siede con gli occhi chiusi stanno entrambi comunicando che non vogliono parlare ad alcuno né vogliono che si rivolga loro la parola; e i vicini, di solito, afferrano il messaggio e rispondono in modo adeguato, lasciandoli in pace. Questo, ovviamente, è proprio uno scambio di comunicazione nella stessa misura in cui lo è una discussione animata.

Lasciare queste cose al caso non significa - come si è visto - "non comunicare" (che è impossibile): significa, invece, comunicare proprio ciò che non si vorrebbe: sciattezza, incongruenza tra parole e comportamenti, mancanza di stile e così via; significa lasciare l'interlocutore nella incertezza circa gli obiettivi e le finalità perseguite dall'emittente, con la possibilità per quest'ultimo di lasciarsi attribuire le intenzioni e gli obiettivi più assurdi o più contraddittori.

Di fatto, la comunicazione non è mai ad una solo via, perché sempre il ricevente è in grado di far sapere all'emittente, "come la pensa" e quindi non può non influire, con le sue parole e il suo comportamento, sul successivo procedere del processo si comunicazione

Come ben si comprende, questo ha una grande importanza nel contesto scolastico. Un difetto molto comune, che viene compiuto allorché si comunica a scuola, è appunto costituito dalla scarsa attenzione per quanto ha da dire il nostro interlocutore. Si parte "sparati" ad affermare questo o quello, a fare proposte, a lamentarsi, o a redarguire, senza ascoltare o ascoltando poco o niente

Così si perde tempo da entrambe le parti, perché la comunicazione sarà priva di quei risultati che invece avrebbe potuto produrre se le obiezioni o le proposte avanzate dall'interlocutore fossero state ascoltate e quindi accettate in tutto o in parte, o anche respinte, ma sulla base di buone argomentazioni capaci di convincere colui che aveva fatto obiezioni.
Insomma, è chiaro che la reale, genuina attenzione per i bisogni e le prospettive dell'interlocutore costituisce sempre e in ogni circostanza la premessa indispensabile allo svolgimento di un efficace processo di comunicazione

Quando due persone si incontrano cercano di stabilire delle relazioni e di comunicare, essenzialmente per ottenere dei segni di riconoscimento che potremmo definire con: stimolo, contatto, carezza, toccare, colpo, far centro, riconoscere l’altro, colpirlo, gratificarlo, attaccarlo,… comunque, dirgli che esiste e che ha importanza, nel bene e nel male. Queste carezze possono infatti essere considerate come delle reali unità di misura delle relazioni umane. Infatti, più la carezza sarà intensa, oppure svalutante, più la relazione sarà considerata come positiva, oppure negativa, dalla persona.
Così, secondo l’Analisi Transazionale, l’intensità o la colorazione piacevole o spiacevole delle nostre relazioni umane possono essere caratterizzate e in un certo modo misurate, facendo riferimento al grado di carezza scambiate.
All’origine di tutti i nostri rapporti esiste questo bisogno imperioso di carezze. E’ una vecchia storia!
Un individuo non può sopravvivere, se non a condizione che gli altri si occupino di lui, pensino a lui, manifestino sentimenti nei suoi riguardi: ciò si traduce in scambi, verbali e non verbali e in contatti psichici : conversazione sorrisi, sguardi significativi, strette di mano, baci o carezze. Ciascuno ha bisogno di essere riconosciuto e di riconoscere l’altro, di scambiare carezze: “io esisto, tu esisti” (cfr. le esperienze effettuate su neonati che muoiono per carenza di contatti fisici). Questa sete di carezze è così importante che è stato provato che un individuo preferisce ricevere dagli altri carezze negative, piuttosto che non riceverne.

October 09

...

Nella vita spesso i mille dubbi e le tante paure ci fanno percorrere strade sbagliate, circoli chiusi che portano solo ad un mondo pieno di solitudine e di distruzione, ed uscire da questa trappola che ci tiene incastrati non è facile. Il cuore diventa debole, fragile, il corpo senza forze l'anima senza un respiro di libertà e tutto non ha un senso. Se in queste tenebre però togliamo dagli occhi del cuore quel velo di dolore e guardiamo senza timore, possiamo capire, vedere, sentire che oltre questo buio c'è sempre un'oasi di amore e di speranza, un'immensa luce che non ci lascia mai.

il mio compleanno:)

quando si dice essere felici...
ho passato una bellissima serata, grazie ai miei amici, e soprattutto al mio angelo...ke se nn fosse stato per lui forse nn avrei festeggiato il compleanno più bello degli ultimi 22 anni della mia vita:)
si dice ke c'è un miracolo per ogni giornata
....E' PROPRIO VERO.....
October 07

luciano ligabue

RAGAZZI IO SONO CONVINTO KE BISOGNA CREDERCI, BISOGNA CORRERE IL RISCHIO DI ESSERE ILLUSI, BISOGNA CORRERE IL RISCHIO DI PASSARE PER INGENUI, MA BISOGNA CREDERCI
September 08

..

Una delle cose che le donne detestano è sentire dire dagli uomini: "Fino a 30 anni mi sono divertito poi ho messo la testa a posto e mi sono sposato". E' come dire: "Amore, ti regalo la mia parte spenta, quella che non si diverte più..".
Qualsiasi gioia ci siamo dati nel passato, ora non possiamo e non dobbiamo vivere di ricordi. La gioia l'anima la vuole adesso!
 
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Catiawrote:
Ciao Fra... ho visto tanti nuovi aggiornamenti sulla tua vita A bocca aperta... e tu  devi avere piena consapevolezza che questi particolari dovrai raccontarmeli minuziosamente in seguito Sorriso tvttttb...un megabacione.
July 24
 ANCHE IO SONO PASSATA QUI..
CIAO CIAO DEB!
July 16
Giuseppewrote:

Clicca qui
June 18
We,hai visto,ora mi sono messa a fare pure la filosofica.....
anche se in realtà sono un pò pazza,altro che filosofia!!!!Animoticon
Ohi,spero che riusciremo a vederci presto.
Ciao,ciao
June 9
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